"LU SGUARIU E LI SCIOCHI TE NA FIATA"

SANNICOLA RACCONTA...:"LU SGUARIU E LI SCIOCHI TE NA FIATA" (LO SVAGO E I GIOCHI DI UNA VOLTA).

Già nel 1925 in Sannicola, unico fra i paesi vicini, era stato impiantato il cinematografo per opera del sign. Manzo Francesco. Il cinema si trovava nei locali del bar Tazza d'Oro e venivano proiettati i films che il sign. Manzo noleggiava da Bari. 
L'altro divertimento era la partita di calcio, e Sannicola aveva una squadra molto famosa organizzata dalla G.I.L.(Gioventù Italiana del Littorio) e guidata dal sign. Nino Manieri. La divisa era formata da calzoncini bianchi e maglia azzurra alternata con un'altra nera piena di stelle d'oro. Allenatore era il sign. Cavazza di Lecce. Il gioco del calcio era molto sentito, tanto che il campo sportivo, ubicato nei pressi dell'attuale, era gremito da giovani, uomini maturi e rappresentanti del gentil sesso. I ragazzi, in diversi punti alla periferia del paese, avevano trasformato pezzi di terreno in campetti di fortuna dove disputavano le loro partitelle. Il pallone era un vecchio cappello riempito di stracci, ed ogni squadra era formata da quattro o cinque ragazzi che ricoprivano tutti i ruoli. Le vittorie calcistiche del Sannicola avevano acceso la loro fantasia e ben presto inventarono un gioco praticato sui sedili della piazza dove avevano disegnato il campetto. La partita si svolgeva tra due giocatori, ognuno dei quali spingeva con una stecca una moneta da 20 centesimi, mentre il pallone era rappresentato da un "soldino" (cinque centesimi). La palla era costituita da tante strisce di camera d'aria di bicicletta e si divertivano a farla rimbalzare sui muri delle case o fra le pareti domestiche, tra la disperazione della mamma che vedeva in pericolo la campana di vetro con la statua del santo sul como'.
Gli altri giochi, e ce ne erano moltissimi, venivano praticati secondo il tempo e la stagione. Uno era quello del "telefono" col quale due ragazzi si parlavano a distanza attraverso due barattoli di latta collegati da un filo di spago. Un altro si praticava con le "mazzareddhe": una racchetta di legno, la mazza, che serviva per lanciare lu "zippu" (un legnetto appuntito alle estremità). Si disegnava per terra una casa che si difendeva dall'avversario, il quale vinceva la partita se riusciva a fare entrare in essa il suo legnetto. 
I ragazzi non avevano proprio paura di annoiarsi perchè, quando non avevano altro da fare, si costruivano da soli il giocattolo preferito. Uno era la "carrozza", fatta con vecchie tavole o con pale di fichidindia. Altro divertimento lo ottenevano con lu "curipizzu" (trottolino di legno con un chiodo in punta). Girava su se stesso dopo essere stato lanciato con una cordicella, e i più bravi riuscivano a farlo trotterellare sul palmo della mano. C'era poi la "rota" (ruota), ricavata da un cerchione di bicicletta. 
Anche le bambine avevano i loro giocattoli. Il più comune era la bambola di pezza, riempita di paglia e con i capelli di stoppa. 
Alcuni giochi non conoscevano differenza di sesso e venivano praticati sia dai maschi che dalle femminucce. Uno era quello della "seggia", dove tutti i ragazzi saltavano sui piedi di due amici seduti di fronte, l'altro era lu "pignulu" (il pegno), dove bisognava indovinare chi possedeva il sassolino nascosto tra le mani. Colui che sbagliava pagava il pegno e, per riscattarlo, doveva compiere una penitenza a volte buffa o maliziosa. 
Giocattolo maschile era anche la "fionda" (la freccia), formata da un rametto a forcella dalle cui estremità partivano due elastici legati ad una striscia di cuoio. Permetteva di scagliare lontano sassolini e pallini di piombo rubati al babbo cacciatore. Anche il gioco della "staccia" (sassolino appiattito) era praticato dai maschietti: una pietra lanciata bene nel mucchetto e la provvista di mandorle e noci era assicurata. 
I giochi non finivano mai e c'era l'imbarazzo della scelta. Frequente era quello del "santu mazzone": un fazzoletto annodato che colpiva la mano dell'avversario incapace di indovinare delle dita estratte. 
Di sera, alla luce fioca del lampione, nei pressi di una rimessa sempre chiusa, si giocava alle "scundutule" (nascondiglio)... e che fatica per colui che doveva trovare gli altri dispersi nei vicoli che davano sulla collina o nella campagna!Si cavalcava, invece, nel gioco di "montecavallo" sul dorso di due o tre compagni appoggiati ai fianchi di un altro che doveva sostenerli.
Tutto filava liscio finchè non cominciava il gioco dei "quattro cantoni" detto anche... alla "varra". C'erano i prigionieri che sollecitavano la liberazione e gli avversari che cercavano di impedirla. Il chiasso diveniva indiavolato e improvviso giungeva allora il secchio d'acqua lanciato da colui che non riusciva a prender sonno innervosito dal pensiero che la mattina si sarebbe dovuto alzare presto per lavorare. 
Fonte:"Un anno a Sannicola", 1990.

Questi erano i divertimenti di grandi e piccoli. Altri tempi, non c'è dubbio. Ma ricordare è un dovere... e ciò che ci spinge a farlo è la gioia di consegnare alle nuove generazioni una immagine di come era la vita dei nostri nonni, e di quello in cui credevano e speravano. Magari... anche "divertendosi".

Pro Loco Sannicola

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