Lido Conchiglie

Il carpentiere Ettore Bramato, con l’ impianto delle prime cabine in legno (una ventina) nel 1938, fu il pioniere di quello che divenne, di lì a poco, il “Lido Conchiglie”: l’ originario nucleo (seguito dai camerini di Santo Caputo) di stabilimenti balneari che, negli anni post-bellici, si accrebbero grazie all’ appetibilità del rinnovellato litorale della vecchia “Cànnole”. Nel 1948 divennero tre allorchè si aggiunse quella della signora Emanuele Giuseppa, moglie del Cav. Floriano Monteduro, più nome col soprannone di “Mesciu Peppe”, per via dell’ antico mestiere di muratore. L’ incontaminata bellezza del posto anteguerra era dovuta al fatto che si trattava di una località pressochè disabitata. L’ energia elettrica tarderà ad arrivare (l’ illuminazione pubblica è del 1958); l’ allaccio alla rete dell’ Acquedotto Pugliese è fatto di anni più avanzati (fine del Sessanta). L’ acetilene, allora, diffondeva tenui splendori sulla spiaggia ed i chiarori inconfondibili della fiamma del gassoso e povero idrocarburo delineavano più che altro ombre di paura nelle serate trascorse a lume di petrolio. Il decollo di “Lido Conchiglie” si ebbe con la maturazione della fase della ripresa economica degli ultimi Quaranta. E’ di quei tempi di fine decennio il fervore costruttivo residenziale. Nel 1950, un uomo di buona volontà, con tenace e costante lavoro, ebbe una intraprendente iniziativa impegnando largamente fino al limite le sue possibilità economiche. Trattasi dell’ imprenditore Leopoldo Monteduro di Sannicola, il quale, nello spazio di pochi anni, riuscì ad elevare comode cabine in muratura, mettere su un ristorante, con annesso bar, un dancing, ed a portare la luce elettrica tramite un potente gruppo elettrogeno. I “lavori in corso” furono, quindi, il connotato del procedere degli anni Cinquanta. L’ infittirsi di un’ edilizia di “seconde case”, sia nella parte di feudo sannicolese sia in quella dirimpettaia gallipolina, richiese un salto di qualità nella erogazione dei servizi, compreso quello religioso. La chiesa sorse su un suolo donato, nel 1958, dai fratelli Costa (che con gli Stajano detenevano il grosso dei terreni edificabili di “Cànnole”, frazionati per le lucrose lottizzazioni). L’ erezione a parrocchia, il 1° novembre 1965, dell’ edificio di culto, sancì l’ avvenuta maturità funzionale di “Lido Conchiglie”. Il progresso economico e civile della popolazione sannicolese portò, dunque, sempre sul declinare del Cinquanta, a contare oltre 300 abitazioni nel condominiale abitato di mare. Fronteggiare, per Sannicola, i più elementari bisogni di una presenza costante di un migliaio e mezzo di villeggianti non fu impegno amministrativo di poco conto. Il disinteresse di Gallipoli alla vita e allo sviluppo della crescente località balneare non facilitava certo le cose. Con la messa in attività del posto di telefono pubblico nel 1966, l’ abitato si predisponeva ad accogliere con più convenienza i graditi ospiti, che scoprivano la limpidezza delle acque del “Lido” col conforto dei nuovi servizi di arenile: ormai la spiaggetta de “Le Conchiglie” si avviava, lenta ma sicura, a diventare un altro posto balneare di grande richiamo. Emblema naturale della località può considerarsi la “Montagna Spaccata”, un costone roccioso alto sul mare, conosciuto fin da tempi antichissimi col nome greco di “Orthòlithon” (rupe dritta) e “spaccato” nel corso degli anni Trenta per realizzare la strada litoranea che collega Gallipoli a S. Maria al Bagno. Col tempo il toponimo “Orthòlithon” venne modificato nel linguaggio comune in “Artolido” e, successivamente, “Altolido”. “Torre dell’ Altolido” è ufficialmente denominata la torre costiera cinquecentesca a monte della Montagna Spaccata, sempre in territorio di Sannicola, ma quasi al confine con Galatone.


Fonti:
- Michele Mainardi, “Storia di un luogo. Sannicola versus Gallipoli: la nascita di “Lido Conchiglie”, 2010.


- www.anticasannicola.it, a cura di Luigi Bidetti.

Pro Loco Sannicola

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